La Storia del Castello Dal Pozzo

La Vera Storia del Castello Dal Pozzo

Il Castello Dal Pozzo è un magnifico Boutique Hotel di Lusso, situato nel villaggio di Oleggio Castello, sovrastante il Lago Maggiore. La sua storia risale al X secolo, quando i resti di un Castrum Roman, appartenente al V Legione, furono portati alla luce.

La Storia del Castello

Il castrum fu chiamato Q.Legio, da cui sembra derivi il nome Olegio, Olezo, nominato Oleggio Castello in onore all'edificio visconteo edificato intorno all'anno 1000. Fu proprio dalle rive del Lago Maggiore che i Visconti, attorno al 1200, mossero al dominio della Signoria di Milano, assunta dal 1277 e che terminò con la morte di Filippo Maria (1447), la cui unica figlia Bianca andò in moglie a Francesco Sforza continuatore dei fasti e dell’indipendenza del Ducato di Milano. Nei secoli successivi, il castello fu abbandonato fino ad una parziale, ma sostanziosa distruzione.

Solo verso la metà del XVI secolo, i discendenti dei Visconti, divenuti d'Aragona nel 1426 per concessione del Re Ferdinando di Napoli, recuperando i resti del castello riedificarono un palazzo residenziale. Il marchese Alberto Visconti d'Aragona, ultimo di questo nome, fu implicato per la sua attiva partecipazione ai moti carbonari e, per questo, processato, condannato a morte ed all'esproprio dei beni. Le proprietà passarono così alla sorella Virginia, moglie di Bonifazio dal Pozzo d'Annone, di origine piemontese, di Rovereto, rinnominato poi Alessandria in onore di Rolando Bandinelli, Papa Alessandro III nel 1167.

Il figlio Claudio (1839-1885), appassionato d'arte ed architettura, incaricò Richard Popwell Pullan, cognato di William Burgess e seguitore della scuola di Augustus Pugin, a riprogettare e ristrutturarè la struttura trasformandola in un castello neogotico Vittoriano circondandolo da un maestoso parco.

Acccanto si erge il Palazzo settecentesco dove visse, fino alla sua morte, Alberto Visconti d’Aragona, dopo essere stato graziato. Deceduto nel 1885, è sepolto, assieme alla sua moglie Donna Luigia, dei Marchesi di Monticelli Obizzi, nel cimitero di Oleggio Castello 

Il Palazzo fu rifugo ed abitazione per molte famiglie locali con il succedersi delle Guerre Mondiali. Successivamente, quando Oleggio Castello, staccandosi da Paruzzaro divenne Comune autonomo, il Palazzo, per concessione della famiglia, fu sede della scuola Comunale di Oleggio Castello ed in seguito abbandonato.

Negli anni recenti esso fu ristrutturato e meticolosamente trasformato in un magnifico Boutique Hotel di Lusso, destinato a proiettare il piccolo e tranquillo Comune di Oleggio Castello sul scenario Internazionale più ambito.

L'intera proprietà appartiene alla Famiglia Dal Pozzo d'Annone ed è tutt'ora la sede del casato.

Un Angolo dell'Inghilterra

Esperti d’arte britannici hanno definito che l’architettura del Castello è una dei più puri esempi del Gotico Revival, molto in voga nell'Era Vittoriana.

Il Marchese Claudio Dal Pozzo d' Annone era un appassionato studioso dello stile Gotico cinquecentesco ed il Castello rispecchia questa passione artistica. All'esterno il castello presenta una fisionomia molto compatta. La grandiosa sistemazione paesaggistica enfatizza il tutto. Il Parco di 24 ettari è avvolto da essenze arboree rare di grande interesse botanico.

Il portico d'ingresso, la cappella, la massiccia torre quadrata di levante, la piccola torre ottagonale sullo spigolo sud-occidentale, fanno trasparire lo spirito dello stile anglosassone.

L'architettura si fonde con la decorazione interna tipica del periodo: le vetrate istoriate delle finestrelle dell'abside della cappella, i cancelli in ferro battuto ripresi da modelli Scozzesi, bassi rilievi incastonati sui muri esterni dell'edificio, stemmi e sculture di varia provenienza. Lo studio attento ed un'amorevole cura per l'esecuzione di ogni particolare è palese.

Gli stencil alle pareti, i decori delle piastrelle e le decorazioni dei mobili, riportano allo spirito ed al clima culturale del movimento artistico denominato 'Gothic Revival' e sono tratte dal libro dei disegni 'Of Ecclesiastical Monuments' di Augustus Pugin, alla morte del quale gli succedettero Architetti progettisti del calibro di William Burgess e poi William Morris il cui movimento denominato 'Arts and Crafts' influenzò l'architettura, il design degli interni e le arti decorative.

Seppure lo stile del Gothic Revival utilizza forme semplici con decorazioni riprese dall'epoca medievale, si potrebbe sostenere che il movimento pone le basi del design moderno.

Il Fantasma del Castello

Nel corso del 1467 le ostilità fra il ducato di Milano e quello di Savoia indussero Galeazzo Maria Sforza, duca di Milano, a spostarsi lungo la Sesia, il fiume che faceva da confine fra i due Stati, per fronteggiare l'avanzata delle truppe di Amedeo IX di Savoia. Per organizzare lo spostamento dei soldati il Duca inviò nel Verbano un giovane capitano, messer Matteo de Grandis.

Messer Matteo fu ospitato nella fortezza di Oleggio Castello dal nobile Alberto Visconti, lontano parente della madre del Duca, Bianca Maria. Messer Matteo fu accolto con grande onore dal nobile Alberto, dalla moglie Beatrice e dalla giovane figlia Barbara, la cui bellezza ed un cuore generoso ricco di virtù colpirono immediatamente il giovane capitano. Il padre aveva promesso la sua mano, fin da piccola, al figlio di un vicino feudatario: il matrimonio gli avrebbe premesso di assicurarsi un importante alleato.

Nei giorni seguenti Matteo ebbe più volte occasione di incontrare Barbara e anche quando era impegnato nei preparativi militari ardeva dal desiderio di rivederla. Lei stessa era rimasta affascinata dal giovane militare, il quale aveva dimostrato di possedere una sensibilità non comune.

Non mancarono le occasioni di stare insieme sia nelle sale del castello che passeggiando nel giardino verso il lago. Fu così che sbocciò l'amore. A suggellare questo tenero sentimento, avvicinandosi il giorno della partenza di Matteo, i due amanti s'incontrarono nella cappella del castello e, dimentichi degli obblighi delle famiglie, si giurarono fedeltà e si baciarono, a suggellare il loro amore imperituro.

Pur desiderando che quei giorni durassero per sempre, le truppe erano pronte a marciare verso Ghemme, dove il duca Galeazzo Maria aveva stabilito il suo campo. Matteo dovette così abbandonare il castello e l'amata Barbara, e ben poco servirono le promesse di tornare al più presto per coronare il loro sogno d'amore.

Il giorno dopo la partenza dell'amato, Barbara cercò di raggiungerlo ma il padre, che, sospettando quanto era accaduto, la faceva sorvegliare, riuscì ad impedirle la fuga. Durante lo scontro che seguì Barbara confessò il suo amore per Matteo. Alberto le ricordò la promessa di matrimonio e, di fronte al rifiuto della figlia ad obbedire, le vietò di rivedere il capitano rinchiudendola nella torre.

Il nobile Visconti scrisse al Duca lamentandosi di come messer Matteo avesse approfittato della sua ospitalità, seducendogli la figlia, che lui aveva già promessa ad altri, e reclamando un giusto castigo.

Galeazzo Maria Sforza, turbato dalla lettera, su parere del segretario ducale Cicco Simonetta decise di inviare Matteo insieme alla scorta che doveva accompagnare il fratello Tristano ed il pittore Zanetto Bugatto presso la corte di Francia, dove dovevano conoscere Bona di Savoia, sua futura sposa. 

A Matteo fu ordinato di rimanere in Francia al servizio di re Luigi XI e di non far ritorno in Lombardia senza un preciso ordine. Madonna Barbara, all'oscuro della partenza di Matteo, ne attese invano il ritorno. I giorni divennero settimane e poi mesi mentre la giovane, rifiutandosi di uscire dalla sua stanza e di mangiare, si consumava nella disperazione.

Privata del suo amore, non sapeva darsi pace e non voleva vedere neanche la madre. A nulla valsero i consulti dei medici e le cure dei genitori. Barbara morì di disperazione e di dolore. Talvolta, durante la notte, si sentono dei gemiti e dei rumori provenire dalla torre.

Qualcuno dice di aver visto un'ombra soffermarsi alla finestra, quasi scrutasse il lago in lontananza: la fantasia popolare vuole che sia il fantasma della bella Barbara che, aspettando Matteo, vaga ancor oggi senza pace in cerca del suo amore perduto.