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Nel corso del 1467 le ostilità fra il ducato di Milano e quello di Savoia indussero
Galeazzo Maria Sforza, duca di Milano, a spostarsi lungo la Sesia, il fiume che
faceva da confine fra i due Stati, per fronteggiare l'avanzata delle truppe di
Amedeo IX di Savoia. Per organizzare lo spostamento dei soldati il Duca inviò
nel Verbano un giovane capitano, messer Matteo de Grandis, che fu ospitato nella
fortezza di Oleggio Castello dal nobile Alberto Visconti, lontano parente della
madre del Duca, Bianca Maria.
Messer Matteo fu accolto con grande onore dal nobile Alberto, dalla moglie Beatrice
e dalla giovane figlia Barbara, la cui bellezza ed un cuore generoso ricco di
virtù colpirono immediatamente il giovane capitano. Il padre aveva promesso la
sua mano, fin da piccola, al figlio di un vicino feudatario: il matrimonio gli
avrebbe premesso di assicurarsi un importante alleato.
Nei giorni seguenti Matteo ebbe più volte occasione di incontrare Barbara e anche
quando era impegnato nei preparativi militari ardeva dal desiderio di rivederla.
Lei stessa era rimasta affascinata dal giovane militare, il quale aveva dimostrato
di possedere una sensibilità non comune.
Non mancarono le occasioni di stare insieme sia nelle sale del castello che passeggiando
nel giardino verso il lago. Fu così che sbocciò l'amore. A suggellare questo tenero
sentimento, avvicinandosi il giorno della partenza di Matteo, i due amanti s'incontrarono
nella cappella del castello e, dimentichi degli obblighi delle famiglie, si giurarono
fedeltà e si baciarono, a suggellare il loro amore imperituro.
Pur desiderando che quei giorni durassero per sempre, le truppe erano pronte
a marciare verso Ghemme, dove il duca Galeazzo Maria aveva stabilito il suo campo.
Matteo dovette così abbandonare il castello e l'amata Barbara, e ben poco servirono
le promesse di tornare al più presto per coronare il loro sogno d'amore.
Il giorno dopo la partenza dell'amato, Barbara cercò di raggiungerlo ma il padre,
che, sospettando quanto era accaduto, la faceva sorvegliare, riuscì ad impedirle
la fuga. Durante lo scontro che seguì Barbara confessò il suo amore per Matteo.
Alberto le ricordò la promessa di matrimonio e, di fronte al rifiuto della figlia
ad obbedire, le vietò di rivedere il capitano rinchiudendola nella torre.
Il nobile Visconti scrisse al Duca lamentandosi di come messer Matteo avesse
approfittato della sua ospitalità, seducendogli la figlia, che lui aveva già promessa
ad altri, e reclamando un giusto castigo. Galeazzo Maria Sforza, turbato dalla
lettera, su parere del segretario ducale Cicco Simonetta decise di inviare Matteo
insieme alla scorta che doveva accompagnare il fratello Tristano ed il pittore
Zanetto Bugatto presso la corte di Francia, dove dovevano conoscere Bona di Savoia,
sua futura sposa. A Matteo fu ordinato di rimanere in Francia al servizio di re
Luigi XI e di non far ritorno in Lombardia senza un preciso ordine.
Madonna Barbara, all'oscuro della partenza di Matteo, ne attese invano il ritorno.
I giorni divennero settimane e poi mesi mentre la giovane, rifiutandosi di uscire
dalla sua stanza e di mangiare, si consumava nella disperazione. Privata del suo
amore, non sapeva darsi pace e non voleva vedere neanche la madre. A nulla valsero
i consulti dei medici e le cure dei genitori. Barbara morì di disperazione e di
dolore.
Talvolta, durante la notte, si sentono dei gemiti e dei rumori provenire dalla
torre. Qualcuno dice di aver visto un'ombra soffermarsi alla finestra, quasi scrutasse
il lago in lontananza: la fantasia popolare vuole che sia il fantasma della bella
Barbara che, aspettando Matteo, vaga ancor oggi senza pace in cerca del suo amore
perduto.
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